GITA IN SVIZZERA

Prima parte

7 dicembre 2003

Siamo partite per la nostra gita in Svizzera la mattina del 7 dicembre. Anche se la sera prima ci siamo addormentate verso la mezzanotte, la sveglia era prevista per le 7.30, e dopo qualche difficoltà ad aprire gli occhi e qualche imprecazione da parte di Silvia, che sentiva ancora la stanchezza del viaggio da Forlì del giorno prima, ci siamo alzate.
Questa volta per evitare sorprese sul prezzo dell’acqua abbiamo caricato la macchina di bottiglie di acqua naturale, e fatto un’abbondante colazione a casa prima di partire.
Abbiamo deciso che fino al confine avrebbe guidato Silvia e successivamente ci saremmo cambiate di turno dato che avevamo saputo che le autostrade svizzere pullulano di autovelox. La mia guida si sa è un po’ meno sportiva della sua.
In meno di due ore abbiamo raggiunto la dogana, e il nostro primo incontro in terra straniera è stato con due marocchini (o albanesi??) che ci hanno chiesto se gli potevamo regalare un po’ di benzina. In realtà anche la nostra era quasi finita per cui non li abbiamo potuti aiutare.
Arrivate a Campione d’Italia ci siamo fermate in un’area di servizio per fare il pieno alla Punto e per cambiare gli euro in franchi Svizzeri, e lì sono iniziati i primi contrattempi.
Dopo aver fatto a botte con il distributore automatico, abbiamo pagato il rifornimento in euro, con la netta sensazione che il cambio non fosse stato molto favorevole. Poi abbiamo chiesto se era possibile acquistare i franchi svizzeri ma la cassiera ci ha guardato come se fossimo due marziane e ci ha suggerito di rivolgerci a una banca.
Certo, peccato che fosse domenica.
Abbiamo provato a entrare in un ufficio con una mega insegna CAMBIO, ma era chiuso fino alle 11.00, così ci siamo dirette verso un centro commerciale con la speranza di trovare un altro posto dove fosse possibile acquistare la valuta.
Dopo 4 – 5 giri a vuoto per il parcheggio dell’ipermercato ci siamo rassegnate al fatto che era davvero tutto chiuso quindi abbiamo proseguito il nostro viaggio.
Ho preso il posto alla guida e mi sono stabilizzata sui 110 km/h, mentre Silvia cercava di fotografare al volo dal finestrino le cascatelle di montagna.
Rac ci sarà una piazzola dove ne possiamo fotografare una senza effetto maremoto?”
La famosa cascatella svizzera Così alla prima piazzola Silvia ha potuto esaudire subito la sua richiesta. E in effetti la foto testimonia la presenza di una magnifica cascatella… si vede bene vero?!
Quindi abbiamo ripreso il viaggio con la speranza di riuscire a cambiare i soldi prima di arrivare alla Svizzera tedesca. Visto che nessuna di noi due sapeva la lingua, era meglio sbrigare il problema quando ancora ci capivamo qualcosa.
“Che si fa Silvia? La Svizzera tedesca si avvicina!”
“Proviamo a uscire qui.. città di San Quinto! Chissà magari troviamo un ufficio del cambio!”
“Ok sorells”
Macché città di San Quinto!!
Erano quattro case (o forse tre) modello “baita di Heidi” imbriccatissime. Però c’era una chiesetta talmente piccola che per essere autoironiche abbiamo ribattezzato “Cattedrale di San Quinto”
L'imponente cattedrale di San Quinto!!!e abbiamo immortalato insieme alle nostre faccine in una foto rigorosamente con autoscatto. Eh sì perché trovare un passante era un’impresa a dir poco “assurda”.
Dopo questa sosta molto significativa abbiamo ripreso il cammino, nella speranza di trovare un ultimo autogrill dove si parlasse italiano. Ed ecco finalmente il miraggio: “Area di servizio Gottardo Sud”.
Siamo scese tutte contente e abbiamo scattato un po’ di foto al monte innevato; poi abbiamo tentato di accedere ai bagni ma erano chiusi con il lucchetto. Allora siamo entrate al bar e dopo esserci perse ad ammirare scaffali pieni di tavolette di cioccolato e campanacci da mucca abbiamo chiesto al tipo, che era al bancone se ci cambiava gli euro in franchi. Ovviamente ci ha detto di NO, e io non contenta della sua prima risposta gli ho chiesto: “Scusi come si fa ad andare in bagno?”
E lui: “Guardi se vuole glielo spiego nei dettagli.. ma forse è meglio che le dica dov’è il bagno…”
“Si meglio, grazie…” che figura del cavolo!!
Immaginatevi i commenti di Silvia: “Oh Racchet!! Mii solo tu puoi chiedere come si fa ad andare in bagno!!”
Dopo questa simpatica scenetta, all’uscita del bar Silvia ha avuto la meravigliosa idea di prelevare i soldi al bancomat, e in qualche minuto siamo riuscite finalmente ad avere i franchi! Bastava saperlo…
Era venuto il momento di buttarsi sotto il tunnel del San Gottardo, ed affrontare i 18 km di galleria.
Già dal giorno prima ci chiedevamo: “Chissà come sarà questa mega – galleria!”
I miei genitori ci avevano parlato di lunghe code per accedervi, semafori che consentivano il passaggio di una sola auto alla volta, sensori per la velocità che lampeggiavano se superavi il limite massimo consentito. Insomma ci aspettavamo cose strane, tanto che siamo entrate sotto il tunnel senza nemmeno accorgercene.
Dopo due minuti di galleria ho chiesto a Silvia: “Ma saremo mica già sotto il San Gottardo?!”
“Boh?! Vediamo... se tra cinque minuti siamo ancora qui sotto vuol dire di sì!”
“Guarda i cartelli… meno 17 km”
“Meno 16…”
“Ma dove sono i sensori?”
“Rac prova ad andare ai 71 km all’ora voglio vedere se i cartelli lampeggiano”
“No dai che ci becchiamo una multa…”
“Dai per piacere, solo per un attimo”
“Ok vado…”
Ho provato a premere sull’acceleratore (sempre con un po’ del mio solito piede tremolante), ma non abbiamo avvertito nessun segnale da parte dei sensori.
“Mah forse li attivano solo d’estate, chissà…”
Insomma dopo 15 minuti di galleria ci siamo ritrovate nella Svizzera tedesca accolte da una nuvolona nebbiosa. Mancavano però ancora più di 100 km a Zurigo, per cui abbiamo pensato che il clima avrebbe fatto in tempo a cambiare in meglio.
E infatti dopo un’ora di viaggio trascorsa in piacevolissime chiacchiere è tornato il sole e anche noi ci siamo rallegrate moltissimo.
Visto che era quasi l’una poco prima di entrare in città ci siamo fermate da Mac Donalds per pranzare.
Era meglio andare al risparmio…
Ho fatto un paio di numeri da circo per parcheggiare, soprattutto perché non capivo bene in che senso giravano le rotonde svizzere. Poi affamate ci siamo catapultate dentro il locale.
“Parla tu Rac”
“Ci provo… hola! Can I have a cheese-burger, an insalata mista and a bottle of water? What? How? Yes ho capito”
“Rac!!! Ma in quante lingue stai parlando?! Vuoi dire qualcosa in greco già che ci sei?!”
Alla fine sono riuscita a farmi dare due panini, un’insalata in barattolo (mai vista prima) con una busta di “condimento all’italiana”, almeno secondo loro… e un paio di ciambelle al cioccolato.
Il condimento aveva un colore marroncino molto poco rassicurante, comunque il sapore non era male, per cui ci siamo accontentate, visto che la fame era tanta.
“Ci beviamo un caffè Silvia?”
“Sì dai… vai sempre tu a chiedere? Chissà quanto ci costerà…!”
“Ehi ne ho preso solo uno, non avevo abbastanza monete!”
Poco male era talmente lungo che in Italia ne avrebbero fatte 6 tazze.
Era il momento di rimetterci in marcia. Il tempo era bellissimo e in un quarto d’ora abbiamo raggiunto Zurigo, un’altra mezzora ci è voluta per toglierci dal traffico e trovare parcheggio. Parcheggiare è stata un’impresa e visto che io mi ero stressata di stare nel traffico, Silvia si è offerta di fare manovra mentre io fotografavo le oche che nuotavano sul fiume.
Sistemata finalmente la macchina abbiamo iniziato il nostro giro per la città.
La prima cosa che ha colpito la nostra attenzione è stata la stazione dei treni (“Bahnhof”): vera e propria città nella città, con 56 binari, centro commerciale annesso, tantissimi negozi e ristoranti al suo interno.
Il meraviglioso albero di cristallo... Inoltre nell’atrio c’era un affollatissimo mercatino di Natale pieno di bancarelle super – colorate fra cui splendeva un abete tutto decorato di Swarovski che da lontano sembrava coperto di fiocchi di neve. Era veramente troppo bello!
Abbiamo deciso di rimandare il giro per le bancarelle a quando avrebbe fatto buio, e ci siamo dirette verso il centro della città. Subito di fronte alla stazione c’era un castello molto caratteristico al cui interno si svolgeva la festa del vin brulè; almeno così abbiamo pensato dato che si vedevano ovunque bicchieri di questa bevanda.
Dopo qualche incertezza ne abbiamo comprati due anche noi, anche se a causa di qualche piccola incomprensione ci siamo ritrovate con del vino caldo non speziato.
Silvia ha subito commentato: “Mmmm… non c’è male” ovvero “Che schifo!!
Ci siamo messe a camminare per il lungo fiume sorseggiando il nostro vino “cotto” bollente e ammirando le facciate delle case, di tutti i colori abbellite da stupende decorazioni natalizie. Ce n’erano talmente tante per le strade, sugli alberi, nelle vetrine che la città era illuminatissima.
“Guarda che caratteristica quella… Ti faccio una foto Silvia?”
“Aspetta meglio da quella angolazione…”
Anche la cattedrale era molto bella, e dopo averle girato intorno un paio di volte, siamo riuscite finalmente a capire qual era la facciata.
Silvia si è messa ad inseguire con il suo obiettivo un Babbo Natale in 500,Dove vai Babbo Natale....? mentre io chiedevo ai vari passanti: “Excuse me, can you take us a photo?”
“Oh Rac, ma non si dice picture?!”
Ogni tanto ci fermavamo estasiate davanti alle vetrine delle pasticcerie, ad ammirare gli invitanti cioccolatini esposti. Un Babbo Natale ce ne ha offerti alcuni, e io non mi sono fatta sfuggire l’occasione di assaggiarli invece Silvia non si è fidata.
Volevamo acquistare qualche regalo natalizio in un centro commerciale di 7 piani, ma i prezzi erano spropositati. Però il posto meritava una visita, e Silvia ha voluto espressamente una foto con l’ingresso di quell’enorme edificio.
Dopo esserci assicurate di avere percorso ogni via del centro e di avere fotografato tutti i monumenti possibili siamo tornate verso la stazione per la visita al mercatino di Natale. Ci siamo tuffate nella bolgia, ma nemmeno lì abbiamo acquistato nulla: tutto troppo caro, o noi troppo tirchie! Però siamo riuscite a fotografare il bellissimo albero di Natale.

Continua...
Cosa combineranno le Sorells a Lucerna?!



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