VACANZE IN FRANCIA - parte prima


Martedì 12 Agosto 2003

La mattina del 12 agosto io e Silvia siamo partite per un’altra delle nostre gite super avventurose. Questa volta non ci siamo accontentate di andare a far danni in qualche località italiana, ma abbiamo deciso di “allargarci” e di far conoscere le potenzialità delle sorells anche all’estero.
I poveri malcapitati scelti per la nostra avventura sono stati i francesi. Dopo aver preparato una sacca con i panini al salame e formaggio e le bevande per il pic-nic siamo partite. Come al solito per partire ad un orario accettabile ho dovuto “sbrandare” Silvia che appena ha aperto gli occhi mi ha infamata.
Dopo esserci messe in viaggio abbiamo trovato una prima coda sull’autostrada italiana, ma ci siamo rallegrate con le canzoni che avevamo registrato il giorno precedente e siamo andate avanti senza pensare troppo. Appena prima del confine abbiamo fatto colazione in un autogrill e preso un caffè visto che temevamo che in Francia non sarebbero stati in grado di preparare un espresso decente.
Varcato il confine, siamo uscite subito dall’autostrada e abbiamo imboccato la statale per Monaco. Eravamo in Francia da meno di cinque minuti e già ci siamo accorte di avere sbagliato strada, così Silvia si è lanciata in una faticosissima inversione a “u”. Tutto bene dopo la manovra abbiamo ripreso la via corretta e dopo pochi minuti ci siamo fermate ad ammirare il meraviglioso panorama sulla città di Montecarlo. Dopo aver scattato una fotografia ci siamo rimesse in marcia: destinazione il castello del principato di Monaco.
Questa volta nessun intoppo, abbiamo seguito i cartelli e ci siamo ritrovate in un multi parcheggio proprio sotto la residenza dei principi. Era quasi mezzogiorno. Durante la gita abbiamo ammirato la cattedrale dove sono sepolti i principi della famiglia Grimaldi, le stradine del borgo stipate di negozi molto eleganti, l’imponente palazzo che ospita il museo oceanografico, il piazzale davanti al castello, i cumuli di palle di cannone disseminati ovunque – ricordo di qualche battaglia napoleonica, e ovviamente il castello dove da poco avevano terminato il cambio della guardia.
Davanti al castello c’erano alcuni turisti che banchettavano, ma le guardie li hanno fatti sloggiare, a noi “personcine” raffinate hanno invece fatto un inchino dicendoci quanto erano contenti di ospitarci nel loro piccolo stato. Dopo aver terminato la visita alla rocca abbiamo deciso di andare a curiosare nella piazza del casinò a Montecarlo, così dopo aver recuperato la nostra macchina al parcheggio ci siamo diretti verso la lussuosa città.
Era ora di prendere un bel caffè e così dopo esserci guardate un po’ intorno e aver scattato alcune foto ai giardini del casinò abbiamo notato un baretto che ci sembrava abbastanza carino.
“Che ne dici Laura andiamo qui, di fronte al casinò? Ti sembra carino?”
“Mmmm si può andare…”
Dopo esserci sedute abbiamo dato un’occhiata al menù e ci siamo accorte che ci eravamo sedute ai tavoli del famosissimo “Cafè de Paris”, uno dei locali più raffinati della Costa Azzurra.
Dice la guida… “Sulla piazza del Casinò, questa famosa brasserie arredata stile 1900, appuntamento « dell'élite » di Monte-Carlo, vi accoglie per i vostri gustosi pranzi e cene in un'atmosfera allegra e raffinata."
Credo che siano stati i due caffè più costosi che abbiamo mai bevuto, in totale il conto che ci hanno presentato era di 6 euro e qualche centesimo. Durante la nostra costosa colazione abbiamo visitato anche la splendida sala da bagno del locale, con affreschi e arredamenti lussuosissimi. E dire che prima di entrare abbiamo anche avuto qualche dubbio!!
Non mancava che una visita al casinò. Al casinò...
Silvia mi ha subito detto: “Laura sono sicura che a causa dei tuoi sandali carmelitani non ci lasceranno entrare!!”
Ho dato un’occhiata alle persone che accedevano alle sale da gioco e non mi sembravano tutte così raffinate… “Ora provo a chiedere alla guardia se possiamo.”
“Tutto a posto Silvia, ha detto che si può!!!”
Dopo aver salito la scalinata Silvia si è trovata di fronte alla guardia che ha guardato arricciando il naso le sue ciabatte infradito, ma poi ha detto: “Va bene per questa volta passate…”
Altro che carmelitani!!!!!!! Non ci siamo fermate a giocare ma abbiamo dato solo un’occhiata alle sale e alle slot machines, poi siccome era quasi ora di pranzo abbiamo deciso di riprendere la macchina e proseguire nella nostra gita.
Durante il tragitto siamo passate attraverso un caratteristico paese medioevale, così abbiamo deciso di fermarci lì per il nostro pic-nic. Dopo diversi giri a vuoto per trovare parcheggio ci siamo rassegnate e abbiamo lasciato la Punto in doppia fila, in un parcheggio a pagamento e abbiamo iniziato a preparare i panini con l’occorrente che avevamo nella borsa frigo.
Neanche a farlo apposta, al primo morso del gustoso panino è arrivato il proprietario della macchina davanti alla quale avevamo parcheggiato che chiedeva di uscire. Almeno il problema del parcheggio è stato risolto.
Dopo pranzo abbiamo visitato il paese inerpicandoci per le stradine
paese di Ezemolto caratteristiche e scattando qualche foto. Silvia ha ricevuto una telefonata e nella foga della comunicazione internazionale è entrata in un parco dove si doveva pagare il biglietto senza accorgersi della signora che la rincorreva… “Madammmmmmmm si paga!!!”
Dietro front, senza staccare l’orecchio dalla cornetta. Dopo avere riso a crepapelle per la piccola figura del cavolo abbiamo proseguito tranquillamente la nostra gita ammirando i negozietti costruiti nella roccia e le viuzze strette e lastricate.
Verso le 15 abbiamo ripreso la strada decidendo di non prendere l’autostrada ma di marciare sulla costa per vedere meglio il panorama.
L’idea è stata in parte buona perché ci ha permesso di fare una breve sosta a Cannes dove abbiamo visto il palazzo dove ogni anno si tiene il festival cinematografico, e le mattonelle con le impronte delle mani e gli autografi di tantissimi personaggi famosi. In realtà questa breve visita ci è costata il passaggio davanti a una quantità esagerata di semafori, piazzati ovunque perfino davanti alle entrate dei garage.
Dopo un’ora di coda e rallentamenti per passare da una località rinomata all’altra ci siamo trovati sul bellissimo promontorio di St. Raphael.
E qui ci è venuta la splendida idea di andare a fare un bagno per rinfrescarci un po’ dopo tanti chilometri. Abbiamo parcheggiato lungo la strada e ci siamo accorte che per raggiungere il mare occorreva fare una scarpinata bella lunga perché eravamo in cima a un monte a picco sulla spiaggia.
Il panorama era meraviglioso e dopo aver percorso diversi sentieri ci siamo trovate su una spiaggia abbastanza affollata. Purtroppo a causa del numero esorbitante di moto d’acqua che scorrazzavano il mare non era molto pulito e non abbiamo potuto rinfrescarci come avremmo voluto.
Silvia però, come sempre, appena steso il telo sulla sabbia si è addormentata di botto e ha ronfato per una buona mezzora. Dovevamo presentarci all’hotel di Aix en Provence entro le nove di sera per evitare vari casini per cui per la seconda volta nella giornata mi è toccato svegliarla e subire le sue infamate.
Dopo la faticosa risalita della montagna abbiamo ripreso la strada e ci sembrava che le curve non dovessero finire mai. In compenso il panorama di rocce rosse era incantevole.
Così abbiamo fermato la macchina per scattare alcune foto di cui una con l’autoscatto, dove ci siamo sentite abbastanza ridicole. Poi ripresa la marcia Silvia ha percorso un bel pezzo di strada dritta, ma non appena sono iniziate le curve e le complicatissime rotonde alla francese con una decina di possibili percorsi da scegliere mi è venuto in mente di chiederle di controllare sul cruscotto quanti chilometri avevamo già percorso.
“Silvia guarda un po’ quanti chilometri abbiamo già fatto da stamattina…”
“E ti sembra il momento ora??? Dopo venti chilometri di strada dritta nel punto più incasinato possibile me lo chiedi???!!!”
Abbiamo imboccato l’autostrada che erano quasi le 20 e la distanza da Aix en Provence era di 109 km, ma la piccola nipote di Tazio Nuvolari ha innestato la quinta e è arrivata all’albergo alle 20.55, appena in tempo per effettuare la registrazione e aver accesso alla camera.
Cercare di capire il personaggio che era alla reception è stata un’impresa però tra un linguaggio misto italo-francese, dialetto romagnolo-piemontese e qualche gesto ci siamo intesi e abbiamo avuto il codice da digitare per entrare in camera.
La stanza era carina con il bagno privato, la televisione e l’aria condizionata. Optional insperati per la modica cifra di 17 euro a testa.
Dopo la doccia ci siamo dirette verso il centro della città per la cena. E ci siamo ritrovate a girovagare in un selva di ristoranti di tutti i tipi e per tutti i gusti: cucina francese, greca, libanese, vietnamita, senegalese, libanese, italiana, e chi più ne ha più ne metta.
I prezzi erano abbastanza salati così dopo aver letto i vari menù esposti fuori dai ristoranti ci siamo fermate in una creperia che sembrava alla nostra portata. Il cameriere ci ha gabbate rifilandoci una bottiglia di acqua minerale dal costo di cinque euro.
Dopo un po’ abbiamo notato che su tutti i tavoli c’erano bottiglie di acqua del rubinetto tranne che sul nostro e su quello dei malcapitati italiani seduti a fianco a noi. Dopo la cena e un breve giro esplorativo della città ci siamo dette che per quel giorno poteva bastare e così ci siamo dirette verso l’albergo. Se era stata un’operazione elementare trovarlo arrivando dall’autostrada, non è stato altrettanto facile dopo la passeggiata notturna.
Infatti dopo una mezzora di giri a vuoto per le rotonde della città non avevamo la minima idea di dove potesse essere andato a nascondersi l’hotel.
A un certo punto al colmo della disperazione abbiamo ripreso l’autostrada in modo da rifare esattamente la stessa strada di prima. E in effetti il trucco ha funzionato e siamo potute andare a riposare le stanche membra.


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