INCONTRO A FORLI' (parte seconda)
Marco
era già all’appuntamento quando siamo arrivate, ma non ci ha fatto
notare il nostro leggero ritardo. Dopo una tappa all’Oltremodo, dove abbiamo
brindato con alcuni amici, fra cui Andy,
ci siamo diretti verso la “Baia Imperiale”. Si sono uniti a noi
anche Mario e altri tre ragazzi.
Marco fin dal pomeriggio
si era esaltato all’idea e per telefono mi aveva detto: “Vedrai…
stasera vi porterò a ballare in un posto davvero spettacolare!!”.
I gestori della discoteca però quella sera probabilmente avevano altri
programmi, perché quando siamo arrivati davanti al famoso locale ci siamo
accorti con stupore che era chiuso. Dopo aver fatto un’ora di autostrada
non potevamo rinunciare all’idea di andare a ballare, così Marco
ha iniziato il tour delle colline di Riccione per trovare una discoteca aperta
che andasse bene per tutti i gusti.
Dopo vari giri e consultazioni telefoniche fra le due macchine della nostra
comitiva, abbiamo deciso di andare al “Peter Pan”, anche se Mario
aveva qualche dubbio.
I dubbi del nostro amico si sono rivelati fondati non appena abbiamo visto la
lista dei prezzi davanti alla cassa.
L’ingresso costava la bellezza di 23 euro.
Ho visto Silvia e Marco
confabulare: “Andiamo via…!”
In effetti l’idea di spendere tutti quei soldi non era molto esaltante.
Stavamo per fare dietrofront quando ci siamo accorti che uno degli amici di
Marco aveva già pagato il biglietto. Per cui nonostante nell’aria
fosse volata la frase “Ihihi noi siamo con un’altra macchina…”
alla fine la solidarietà è prevalsa e ci siamo fatti salassare
tutti, ad uno ad uno.
Non avevamo tenuto in conto il guardaroba che ci è costato altri 3 euro.
Inutile dire che dopo questa serie di “rapine” il nostro umore si
era leggermente offuscato, e mentre Mario invocava “Medioman”, Silvia
ci ha detto: “Dopo quello che ho speso, non mi muovo di qui fino alla
chiusura. Voglio dare l’ultimo giro di chiave alla porta della discoteca!!!”
Quando in pista hanno iniziato a martellare a tutto volume musica modello “techno”
ci siamo guardati inorriditi e Silvia ha sparato una sequela di infamate assurde,
per nostra fortuna coperte dal rumore assordante. 
La reazione di Mario, invece, è stata quella di alzarsi e andare via,
seguito dagli altri tre suoi amici.
Io, Silvia e Marco abbiamo
cercato il lato positivo di tutta la situazione e abbiamo incominciato ad ambientarci.
Inoltre a giudicare dall’abbigliamento della maggior parte dei ragazzi
presenti in discoteca ci siamo accorti che le mie scarpe facevano la loro bella
figura.
Ci siamo lanciati in pista e per combattere la monotonia di quelle canzoni tutte
uguali ci siamo inventati varie mosse, fra cui anche un balletto samba. Io mi
sono esibita con una serie delle mie facce assurde e alla fine ci siamo divertiti
davvero un mondo.
Per riposarci un po’ abbiamo usufruito delle consumazioni e ci siamo seduti
su un divano a sorseggiarle. I personaggi che giravano per la discoteca erano
un curioso spettacolo.
A un certo punto un tipo si è fermato proprio di fronte a me. Stava fumando
una sigaretta… non so bene come sia successo, a un certo punto ha aspirato
l’ultima boccata e con forza ha scagliato il mozzicone ancora acceso in
direzione delle mie scarpe. 
Con la bocca spalancata per lo stupore ho guardato prima la sigaretta, poi il
tipo, infine Silvia.
La scena credo sia stata esilarante perché i miei due amici hanno riso
per cinque minuti filati.
Dopo un breve giro nella pista da ballo sul retro del locale e una capatina
al piano superiore, ribattezzato da Silvia la “piccionaia”, ci siamo
accorti che si era fatto tardi.
Erano all’incirca le tre del mattino e prima di imboccare l’autostrada
abbiamo fatto un altro giro per le colline intorno a Riccione. Durante il viaggio
di ritorno il povero Marco è stato abbandonato solo alla guida perché
io e Silvia ci siamo addormentate quasi subito.
Arrivati a Forlì, Marco ci ha svegliate con molto tatto. Silvia era veramente
in coma e dopo averlo frettolosamente salutato si è sistemata al volante
della sua macchina che avevamo lasciato in piazza a Forlì.
Marco, sceso dall’auto per un ultimo saluto, si è ritrovato a parlare
con un finestrino chiuso.
Silvia ha cercato di aprire gli occhi più che poteva, anche se la faccia
era molto assonnata e mi ha detto: “Non vedo l’ora di arrivare a
casa per mettermi sotto le coperte.”
Si è lanciata ai cento all’ora sulla statale Predappio –
Forlì e fra me e me ho rimpianto di non avere a disposizione un casco
integrale.
“Silvia ti parlo un po’ così non ti addormenti…”
“Si si parla pure tanto non ascolto!!”
“Non ti preoccupare sto dicendo solo cazzate!”
Invece alla fine abbiamo ricordato la scena del mozzicone di sigaretta e abbiamo
riso fino all’arrivo a casa. Il tempo di mettersi il pigiama e di augurarsi
la buonanotte ed eravamo già alla quarta fase rem.
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