18 agosto 2005 - II° parte
Finalmente alle 17 tutti noi abbiamo assaporato la crepe salata e quella dolce
per cui possiamo iniziare a prepararci per andare in gita turistica a Pizzo
Calabro.
Mi metto alla guida e per fortuna grazie al grandioso senso dell'orientamento
di Frank troviamo immediatamente la strada giusta.
L'unico inconveniente è che le vie di Pizzo Calabro sono ancora più
strette di quelle di Capo Vaticano, e quando incrociamo addirittura un pullman
gran turismo stiamo fermi dieci minuti per aspettare che passi.
Parcheggiamo in una terrazza sul mare e iniziamo subito a fotografare il panorama.
Presi da un raptus fotografico immortaliamo anche un balcone dove sono stese
le mutande di tutta la settimana.
Siamo fatti così...
Quindi iniziamo il giro turistico per il centro storico e Ombretta rimpiange
il passato ricordando di quando era venuta in vacanza con i genitori all'età
di 12 anni.
Ci soffermiamo per un po' nella piazza del duomo e facciamo ridere i passanti
mentre scattiamo foto in pose strane. 
Poi ci inoltriamo nelle viuzze del paese, e ammiriamo i negozietti di prodotti
tipici.
Una volta arrivati alla piazza principale ci fermiamo in un bar per una sosta.
La piazzetta è molto carina, da un lato vi è il castello medievale
che si affaccia sul mare, dall'altro le vie che si addentrano nel centro storico
e ancora una statua equestre e una piccola chiesa con decorazioni dorate.

Terminata la pausa bar, ci avviciniamo al castello e qui non si capisce bene
grazie a quale colpo di genio, scopro che attivando la modalità notturno
abbinata all'autoscatto si riescono a fare delle pittoresche foto anche se
ormai il sole è tramontato da un pezzo.
Così iniziamo a riprendere il castello da ogni singola angolazione,
e a ritrarre noi stessi in tutte le pose che ci vengono in mente. 
A un certo punto una signora si accorge troppo tardi che siamo in posa davanti
all'obiettivo e passa davanti di corsa. La foto che ne esce fuori è
sorprendente: la signora lascia una scia e sembra quasi un fantasma. 
Allora a Frank viene l'idea di provare a fare delle foto in movimento, così
iniziamo a salutare davanti all'obiettivo e poi addirittura a saltellare come
dei forsennati.

Se non ci ricoverano alla neuro è un miracolo.
Anche Silvia ci si mette, iniziando a provare tutte le funzioni strane della
sua macchina fotografica.
“Ragazzi.. c'è la modalità fosforescente!”
“Facciamone una in bianco e nero...”
“Ora proviamo con l'effetto tungsteno...”
“Bastaaaaaaaaaaaaaa!!!! Ma al castello ci andiamo o no?!”
“Ahhh già..”
Anche durante la visita al castello diamo prova della nostra instabilità
mentale. Il castello è dedicato a Gioacchino Murat che qui ha vissuto
gli ultimi giorni della sua vita, prima di essere processato e fucilato. Nel
castello, ci sono infatti le ricostruzioni delle principali scene avvenute
in quei tragici giorni. 
Ma noi visto che ormai è passato molto tempo dai quei fatti storici,
non ci commuoviamo troppo per le vicende del povero Gioacchino e prendiamo
spunto da ogni “raffigurazione” per farne l'imitazione
o
creare
una situazione divertente.
Silvia finge di stringere la mano ad una guardia, poi si mette a cavalcioni
di un piccolo cannone. Io faccio le moine a Murat in cella, e poso al fianco
di un'altra guardia.
Tutte e quattro noi ragazze fingiamo di essere fucilate con le mani alzate
davanti al plotone di esecuzione. Peccato che a qualcuno scappi da ridere!!
La chicca finale è l'imitazione che facciamo io e Silvia dei ritratti
di
Gioacchino
e sua moglie. 
Quando arriva il momento di lasciare un commento sul registro dei visitatori,
Silvia scrive: “Questo castello si presta a fare simpatiche foto!”
Faby scrive: “Bellisssssssimo” con tante S sibilanti per ricordare
la vacanza dell’anno prima e io scrivo “Molto interessante”
ricevendo il caziatone da parte delle mie amiche.
“Eccola!!!
Ora fa la seria...!! Sfigata!”
Quando usciamo dal castello sono quasi le nov
e
e la fame comincia a farsi sentire. Ci avviamo verso casa, e i nostri due
navigatori Frank e Faby si addormentano all'istante. Io, Silvia e Ombretta
ci chiediamo se mai riusciremo a ritrovare la strada senza doverli svegliare.
La mia guida è sempre comica e Silvia non perde occasione per farmi
notare che giro il volante come se guidassi un tir!!!
Ogni tanto mi fermo per far passare quelli dietro, dato che i fari mi danno
fastidio e devo andare piano per leggere i cartelli.
Puntualmente quando faccio questi lavori, mi incarto con le marce e Silvia
ride a crepapelle.
“Si si Rac falli passare tutti, tanto noi non abbiamo mica fretta.”
Ad un certo punto ci ritroviamo in un paesino che non è esattamente
di strada. Ci sembrava strano mancasse all'appello la nostra affezionatissima
inversione ad U.
Ombry però ha un'idea: “Quando i ragazzi si svegliano gli diciamo
che abbiamo trovato Santa Maria senza mai sbagliare strada... così
facciamo bella figura”
Ci avranno creduto!?
Arriviamo a casa. Dopo aver guidato per tutto quel tempo, non vedo l'ora di
fiondarmi in bagno.
“Ehi amici.. in bagno vado prima io...”
Non faccio in tempo a finire la frase che vedo Frank che mi supera nel corridoio
con uno scatto da centometrista e raggiunge per primo la porta del bagno,
si chiude dentro a doppia mandata lasciandoci tutti di stucco.
Silvia si piega dal ridere...: “In questa casa ci mancavano solo le
risse per arrivare primi in bagno!”
Frank è davvero troppo stanco e non ci tiene compagnia nemmeno a cena,
ma fila subito a letto. Si vede che è ancora provato dalla preparazione
delle crepes.
Così noi ragazze ci gustiamo una cenetta a base di filey con il peperoncino,
mozzarella di bufala, insalatona per Silvia e dolcetti alle mandorle di Pizzo
Calabro.
E dopo la cena.. ci aspetta una serata in discoteca.
Ombretta però, dopo qualche chiacchiera in veranda ci abbandona. Così
io, Silvia e Faby ci prepariamo per uscire.
Silvia impiega quasi un'ora nel tentativo di rimettersi un orecchino che le
era scappato via.
La vedo impegnatissima.
“Rac aiutami un po'...”
Provo pure io, ma senza successo a “centrare il buco”. Le scene
che si susseguono rispecchiano la follia di tutta la giornata.
“Raaaac!! Cosa fai?! Vuoi un caschetto da speleologo per centrare il
buco?!”
Ogni volta che sono quasi riuscita nell'intento Silvia mi fa ridere e devo
ricominciare da capo.
Alla fine rinuncio e per fortuna la mia amica dopo essersi picchiata ancora
per una ventina di minuti con il suo monile riesce nell'impresa.
Possiamo uscire. La discoteca che ci ha consigliato Girolamo il primo giorno
si chiama “La suite”. Dal nome ci immaginiamo un posto spettacolare...
e invece il locale si rivela una delusione.
Innanzitutto ci spillano 15 euro d'ingresso invece dei 10 che ci avevano detto,
in secondo luogo c'è una sala soltanto, infine la musica è orrenda
e non c'è quasi nessuno in pista.
Ci sediamo ad un tavolino e dopo aver dato un'occhiata in giro andiamo ad
ordinare un cocktail.
Faby ci aspetta seduta. Noi dopo aver letto il menù inoltriamo le richieste
al barman.
“Io vorrei un Southern Sour...”
Il barman mi guarda con aria compassionevole e mi corregge smaccatamente la
pronuncia: “Vorrai dire un Southern Saaaaauaaaarrr”
Silvia si nasconde sotto il bancone ed inizia a ridere.
Solita figura da cioccolatino....
La mia amica ordina il suo cocktail senza sbagliare la pronuncia. Torniamo
a sedere e dopo pochi minuti il nostro padrone di casa Girolamo II (il socio
di Girolamo I) si avvicina a noi accompagnato da due suoi amici.
“Possiamo sederci con voi ragazze?”
Per fortuna un diversivo.
“Certo!”
Chiacchieriamo un po' con i ragazzi.
Uno è molto carino, gli altri due simpatici.
Andrea, il cugino di Girolamo I, è un vulcano di battute. È
simpaticissimo, e anche se non è il più carino, ben presto anima
la serata con i suoi racconti.
“Ragazze domani mattina vi vengo a svegliare... potremmo andare al mare
insieme. Vi consiglio la spiaggia Baia di Riaci. È veramente fantastica!”
Poi ha un'idea: “Qui la serata è moscia.. andiamo in giardino
da voi. Io e gli altri andiamo a prendere il briccio e torniamo.”
“Laura.. amica mia, il briccio ripeti con me.. Briccioo! Brava! Significa
le bevande... cosa pensavi!?”
“Silvia.. amica mia, ci vediamo in giardino!”
“Anche tu Faby.. sei l'amica mia.”
Insomma Andrea, il nostro grande amico e i suoi amici vanno a prendere il
briccio noi li aspettiamo in giardino.
Sono le 4 del mattino e i ragazzi tornano dopo pochi minuti con il liquorello
(liquore alla liquirizia), una cassa di birre, e gli avanzi della torta del
venticinquesimo di matrimonio degli zii di Andrea.
Andrea è talmente esuberante che suo zio, che ha la camera da letto
proprio sopra il giardino si affaccia alla finestra imprecando.
“Silenzio!! Stttttttttttttttt”
Incuranti delle proteste continuiamo a bere e a chiacchierare, cercando di
parlare sottovoce.
Andrea però non riesce proprio ad essere silenzioso, e ad un certo
punto tira fuori il cellulare e ci fa sentire un mms a volume altissimo.
Rispunta lo zio dalla finestra.
“Ragazziiiii silenzio!!! Domattina ve la faccio pagare.. alle 7 vi sveglio
con la pompa dell'acqua!
A chi c'è… c'è..”
Dopo questa sfuriata ci decidiamo a ritirarci.
Prima di andare via, però Andrea vuole fare assolutamente una foto
con Silvia.
“Silvia amica mia... facciamoci una foto.” “Segnati il mio
numero di cellulare”…
Poi preso da un momento di ubriachezza/follia vorrebbe quasi regalarle il
cellulare per essere sicuro di risentirla.
Salutiamo i nostri accompagnatori, e rientriamo in casa.
E per concludere la giornata in allegria facciamo un'altra corsa verso il
bagno a chi arriva prima.
Silvia, immedesimata nello scherzo, mi tira un calcio in culo da cinema, tanto
che per il ridere quasi quasi non ho più bisogno del bagno.
Faby ha quasi raggiunto la porta,
ma
io la placco come in una partita di rugby e la scaravento sul letto.
Nonostante tutto ho la meglio.
Poi prima di addormentarci facciamo un'ultima foto sul letto con l'autoscatto.
Sono quasi le 6 del mattino.. la giornata è stata piena, un po' stancante
ma troppo divertente.