GITA A MENTONE (Francia)
5 Gennaio
2003
Visto l'orario che abbiamo fatto la sera
precedente, il risveglio è stato duro.
Certo perché la sera avanti l'ultima
pensata di Silvia, all'alba delle 4 a.m. era stata quella
di masterizzare un cd.
Così dopo l'intermezzo delle ore notturne si è
svegliata dicendo : "Racchet metti su il cd di ieri sera... " Non ci
è voluto molto per passare alle infamate. "Racchet!!! Chi ti ha detto di
registrarmi questa canzone!?!? Ce l'ho già!"
Niente di preoccupante era solo
il suo modo affettuoso e carino di darmi il buongiorno.
Con un po' di ritardo
siamo andati a prendere Marco all'albergo dando anche a lui il buongiorno
con un caziatone.
Dopo una veloce colazione in uno dei bar più fighetti di
Acqui abbiamo deciso di andare a fare una gita al mare. Così abbiamo nuovamente
preso la strada per Savona. Mi sono messa alla guida e Marco questa volta si è
rassegnato senza protestare troppo.
Dopo aver imboccato l'autostrada i miei
amici hanno incominciato a prendermi in giro, dicevano che non riuscivo a
trovare la mia collocazione.
In effetti mi sistemavo sulla corsia di sorpasso
lanciatissima, ma poi mi lasciavo spaventare da autisti velocissimi che vedevo
arrivare sparati e lampeggianti dietro di me e tornavo al mio posto rinunciando
nel mio intento. Dopo alcuni di questi numeri abbiamo deciso di rilassarci con
una tappa sulla riviera ligure.
Siamo usciti a Spotorno e abbiamo percorso un tratto di strada ammirando lo
stupendo paesaggio. Ci siamo anche fermati in una piazzola lungo l'Aurelia a
scattare qualche foto panoramica. Il vento era gelido e Silvia imprecava per
il freddo. Salendo in macchina, ho ripetuto una scena che avevo già vissuto
in Sardegna, mi sono chiusa un ciuffo di capelli in mezzo alla portiera. Mi
hanno guardato con compassione e siamo ripartiti alla ricerca di un posto dove
mangiare qualcosa. Ci siamo fermati a Finale Ligure, stranamente trovando subito
parcheggio, e nonostante il senso dell'orientamento di Marco ci siamo persi
per il paese. Dopo un paio di giri a vuoto ci siamo fermati in un piccolo bar
e abbiamo ordinato hamburger e acqua naturale.
Silvia nell'attesa del pasto mi ha infamato come al suo
solito.
Dopo pranzo siamo ripartiti alla volta della Francia.
Qualche
numero al volante e finalmente abbiamo attraversato il confine.
La nostra
meta era Mentone, per cui dopo pochi chilometri ci siamo fermati sul lungomare e
abbiamo iniziato la nostra passeggiata in terra straniera. Come benvenuto Silvia
mi ha fatto lo sgambetto proprio in mezzo al lungomare sotto gli occhi allibiti
della gente raffinata che camminava accanto a noi. Forse la costa azzurra non è
proprio il nostro posto ideale.
Per iniziare degnamente la permanenza in
Francia abbiamo fatto una tappa al casinò.
Già entrare è stata un'impresa,
non eravamo molto eleganti per cui non osavamo avvicinarci. Silvia mi ha
guardato con aria sconsolata e mi ha detto "Messa così non ti fanno entrare di
sicuro".
Ho avuto il coraggio di andare dalla guardia a chiedere se potevamo
accedere alle sale e nonostante i nostri dubbi... ci ha lasciato
passare.
Nessuno di noi aveva mai provato l'ebbrezza del gioco d'azzardo,
così abbiamo stanziato la favolosa somma di 6 euro (2 euro a testa) per tentare
la fortuna alle slot machines.
L'impresa ardua è stata trovare una
macchinetta mangiasoldi libera perché la sala del casinò era stipata di distinte
signore ingioiellate arpionate alle slot. Dopo un po' di attesa finalmente
abbiamo trovato un posto libero e dilapidato i nostri soldi a una velocità
impressionante. Ci siamo anche chiesti come fanno le persone a divertirsi in
quella maniera.
Nella piazza antistante il casinò c'era una festa a tema
inglese... "Menton so British"
Così prima di allontanarci abbiamo curiosato
fra le finte casette in stile anglosassone, bevuto il tè delle cinque, scattato
una serie di foto nelle pose più assurde e fatto qualche brutta figura.
In particolare io mi sono
fatta riconoscere perché mi sono messa in fila alla bancarella dei dolcetti per
scoprire solo una volta arrivato il mio turno che erano esclusivamente per i
bambini. Non vi dico le risate che si sono fatti Silvia e Marco quando hanno
visto la signora al bancone che mi faceva il caziatone dicendo: "Per
l'enfant!!!".
Dopo questa mia performance abbiamo capito che era il caso di
cambiare aria. Non avevamo ancora ben chiaro dove fosse il centro della città
per cui ci siamo guardati: "Chi chiede informazioni?" Silvia furbetta ha messo
subito le mani avanti: "Vai tu Laura che sei brava in queste cose"
E intanto
ridacchiava.. "Voglio proprio sentire come chiederai informazioni in francese!"
"Silvia se mi stai vicino lo so già che mi scappa troppo da ridere... meglio
che vi allontaniate"!
Così ho puntato una signora che era avanti rispetto a noi di almeno cento metri,
ho accelerato il passo e ho provato a chiamarla: "Scusii..." Speravo che fosse
italiana in fondo eravamo a pochi chilometri dal confine. Niente. Dovevo sfoggiare
il mio francese, anzi meglio dire, dovevo inventarmi qualcosa perché io il francese
non lo so proprio per niente... "Parvvdon...?"
Ho pensato: "Evviva la signora mi ha sentito e si è voltata
verso di me.. e ora il difficile: farsi capire!!"
Tra gesti e frasi
pronunciate a metà ho biascicato qualcosa del tipo: "The centre ville...
silvuplè"
La signora ha incominciato a parlare e gesticolare e mi è parso di
capire che dovevamo andare prima a destra e poi dritto. Avevo capito:
incredibile!
"Mervvvvcì madam"
Sono tornata tutta soddisfatta da Silvia e
Marco. "So la strada... è stato un gioco da ragazzi.
Ho sfoggiato anche la
mia evve moscia!"
Ovviamente mi hanno presa in giro, però in effetti la
strada era giusta e dopo pochi minuti ci siamo ritrovati a passeggiare per le
vie del centro.
I negozi erano molto
carini, e dappertutto vendevano profumi al limone, essenze di limone, candele a
forma di limone.. insomma abbiamo scoperto che questo agrume era il simbolo
della città.
Abbiamo comprato due cartoline e questo è stato il pretesto per
fare un'altra delle nostre solite figure. Non capivamo l'importo scritto sui
francobolli, perché eravamo talmente convinti che fosse in euro che siamo
tornati dal tabaccaio per restituirgli i preziosi francobolli rari per scoprire
solo in quel momento che in realtà la valuta era espressa in franchi!
"Troppo
difficile!" Anche il tabaccaio ci ha commiserati.
Terminato il giro per i
negozi abbiamo fatto una lunga passeggiata sul lungomare consumando fino
all'ultimo le batterie della macchina fotografica di Marco.
Silvia aveva un
modo tutto suo per chiedergli di scattare una foto. Si fermava di colpo, fissava
estasiata il panorama ed esclamava: "Stupendo!" "Che bel paesaggio...!" o
qualcosa del genere. 
Allora Marco
spegneva... accendeva, faceva riti vudù per rivitalizzare le batterie della
macchina fotografica e immortalava il paesaggio.
Alla fine ha concluso: "La
prossima volta mi porto un trolley e lo carico di batterie!"
Il freddo era
intenso e nonostante la lunghissima passeggiata ci stavamo congelando per cui
abbiamo deciso che era il momento di tornare alla macchina.
Avevamo ancora
il problema di spedire le cartoline, perché in tre ore di camminata non avevamo
visto l'ombra di una buchetta della posta. Così prima di uscire dalla Francia ci
siamo messi a girare in macchina a passo d'uomo per le vie della città alla
ricerca dell'oggetto così raro. Siamo arrivati all'ex frontiera e siamo tornati
indietro... finalmente dopo aver chiesto indicazioni siamo riusciti a imbucare
la posta.
Volevamo lanciare le cartoline al volo su un treno postale ma poi
abbiamo preferito scegliere il metodo classico per la spedizione.
Era
davvero il momento di tornare in Italia ed era quasi ora di cena.. la raffinata
meta scelta per il nostro pasto serale è stata Imperia.
Prima di raggiungere
la città sono riuscita a dare il meglio di me alla guida rallentando su una
salita fino ai 40 km all'ora, impiegando circa 10 minuti a superare un camion,
mettendo la freccia a destra e imprecando contro Silvia e Marco che mi dicevano
di tutto e ridevano battendo le mani.
"Ragazzi più fate così e più faccio
cazzate!"
Il povero Marco ha obiettato: "Laura ti volevo solo far notare che
è da 5 minuti che hai la freccia a destra".
Tutto regolare. Siamo arrivati a
destinazione e ci siamo ripresi dagli episodi autostradali con una buona
cenetta. Eravamo stanchi e per un po' non ci siamo infamati. Poi uscendo dal
locale io e Silvia abbiamo visto una bellissima fontana e ci siamo messe in posa
per l'ennesima foto.
Marco si è messo le mani nei capelli: "Ragazze vi
rendete conto che siete in mezzo a una rotonda???"
Solo dopo avere visto un
paio di automobili che puntavano dritto verso di noi ci siamo convinte che aveva
ragione e ci siamo scansate. Era davvero meglio tornare a casa, la stanchezza
stava giocando brutti scherzi.
Sulla via del ritorno come da copione...
un'imbranata alla guida, un navigatore preoccupato e una simpatica burlona che
ci ha raccontato scene divertenti delle sue vacanze per intrattenerci durante il
viaggio.
La giornata era finita... prima di addormentarci abbiamo commentato
i momenti divertenti della giornata e pronunciato un intero menù con l'accento
francese e con la evve moscia.
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