Venticinque serate di San Silvestro sono, per ora, trascorse nella mia vita
(racconto scritto nel 1997): alcune sono state belle e divertenti,
altre sono passate tranquille, altre sono state molto noiose e altre non le
ricordo neppure.
L'ultimo giorno dell'anno è un'occasione un po' particolare, ci si deve divertire
per forza, tutti fanno, vanno, organizzano, pensano già tre mesi prima a cosa
fare. Per molti dei miei amici è diventata un'ossessione, una ricorrenza triste
che non vedono l'ora di lasciarsi alle spalle e di dimenticare.
Quest'anno per esempio il 31 dicembre (1996) c'è stata una vera e
propria fuga dalla realtà. Ci siamo rinchiusi tutti in un monolocale di montagna
e abbiamo chiacchierato di ogni sorta di argomenti - da Che Guevara alla Romania,
dal traffico di organi all'AIDS -, cenato senza neppure aprire il panettone,
brindato a mezzanotte con un bicchiere d'acqua, risparmiato i soldi dei petardi,
giocato a carte e a mezzanotte e mezza tutti a letto, dicendo con un sospiro
di sollievo: "Si sta davvero bene, non sembra affatto l'ultimo dell'anno!"
Ecco, io non sono proprio così estremista riguardo ai festeggiamenti di San
Silvestro, non voglio divertirmi a tutti i costi, però non mi va neppure di
ignorare il nuovo anno che arriva. Se la compagnia è buona ben venga la festa!
In realtà, la festa informale fatta quest'anno in montagna a me è davvero
piaciuta, non tanto per l'atmosfera tranquilla ma per il fatto che insieme
a me c'erano Lorenza, Claudio, Daniela, Laura, Diana, Maura e Giorgio. Con
loro ho diviso tanti bei momenti e mi ha fatto piacere che ci fosse anche
questo.
Se però dovessi dire qual è stato il Capodanno più bello trascorso finora
non avrei dubbi: quello di seconda media.
Mi ricordo una bellissima festa al Ricreatorio (Circolo
ricreativo per ragazzi e adolescenti)... tantissimi ragazzi
quasi tutti più grandi di me, musica e luci basse.
I miei genitori e mio fratello erano al piano di sopra con gli altri adulti
e io per la prima volta ero a una festa da ballo da sola. Mio padre era un
po' preoccupato e nel pomeriggio aveva detto a mia madre di spiegarmi come
una ragazzina ben educata si doveva comportare a quel tipo di festa.
Al "Ricre" andavo tutti i pomeriggi con mio papà a fare allenamento di ping-pong
e quindi conoscevo tutti i ragazzi che bazzicavano il bar e i biliardini e
ovviamente gli altri pongisti che erano con me all'allenamento. Quella sera
erano tutti invitati. Abbiamo ballato lenti per tutto il tempo… ero fuori
di me dalla gioia. I ragazzi mi sembravano tutti carini, persino Massimo che
le altre volte non potevo sopportare.
Che emozione ballare con "Spazzolino" (lo chiamavamo così per via dei capelli
a spazzola), un ragazzino che avrà avuto 15 anni, ma che a me sembrava quasi
adulto. Non so per quanto tempo l'avrò pensato dopo quella sera. Non ne ho
saputo neanche mai il nome. Allo scoccare della mezzanotte ci siamo tutti
baciati e abbracciati, e io ero felicissima, non mi sembrava vero di poter
baciare tutti quei ragazzi in una sola volta, visto che non mi era mai capitato
di baciarne uno prima di allora. Io e Maurizio alle elementari come gesto
di affetto al massimo ci tiravamo una sberla.
Un anno io e la mia amica Giorgia abbiamo deciso di organizzare una festa
di Capodanno nella sua casa di campagna a Montabone (piccolo
paese in provincia di Alessandria).
Da qualche giorno ci scambiavamo con entusiasmo idee e progetti per l'organizzazione
e i preparativi per la festa erano diventati uno dei nostri argomenti preferiti.
Il 31 ottobre dello stesso anno avevamo organizzato la festa di Halloween
e la serata era stata molto divertente. Già dal pomeriggio era venuta Daria
a casa mia e insieme avevamo preparato un paio di orribili travestimenti,
veramente in tema con la ricorrenza. Avevamo praticato un foro sulla parte
superiore di due sacchi neri per la spazzatura, sfrangiato l'altra estremità
e creato lo spazio per infilare le braccia. Da queste abili operazioni di
sartoria era uscita fuori una spaventosa coppia di vestiti da strega. Non
restava che acconciare adeguatamente i capelli, ovvero spettinarli con vigore.
E così: "Erano circa le otto di sera del 31 ottobre 1997 quando da una
rispettabile casa del centro di Acqui Terme uscirono due losche figure, avvolte
in un manto nero, con ispidi capelli e sguardo truce. Erano streghe? Dove
andavano?". Non sembra l'inizio di una storia horror?! 
"Le streghe salirono a bordo di una scassatissima FIAT Uno del 1984 e
si diressero verso Bistagno….".
Era d'obbligo un saluto a Camilla e Giovanni (due giovanissimi
miei allievi di ping-pong) prima di lanciarsi nei festeggiamenti
di Halloween. Anche loro erano in trepidante agitazione. C'era una festa per
i ragazzi alla SOMS e nel pomeriggio avevo preparato una torta per condividere
la ricorrenza anche con loro. Durante la visita ho rimediato un cappello nero
di velluto - ex travestimento di Carnevale di Camilla - che si abbinava splendidamente
alla tonalità del sacco e una manciata di caramelle e cioccolatini (come nei
migliori telefilm americani).
A Daria, Giovanni e Camilla sono piaciuti moltissimo: "Sono proprio uguali
a come me li ero immaginati".
Ma torniamo alla festa...... "Nel frattempo le altre streghe, Giorgia
e Cristina, attendevano i loro ospiti nella lugubre casa fredda e isolata…"
Le abbiamo raggiunte e abbiamo iniziato a preparare delle gustose tartine
che avremmo dovuto offrire durante la festa. Ho detto "avremmo" perché un
piccolo inconveniente è intervenuto.
Cristina era preoccupata: "Ragazze: prepariamo le tartine, è già tardi, fra
non molto arriveranno i miei amici."
"Io ho portato il salame."
"Ecco, qui c'è la maionese".
"Diamoci da fare" Io, Daria e Giorgia siamo delle buone forchette e il compito
non è stato gravoso......
Daria: "Avete qualcosa in contrario se ne assaggio una?" 
"Mmmh, Laura prova quella con la pasta di acciughe, non è spaziale?"
E io ribattevo: "Anche quella al salame non è male"
Le tartine non toccavano quasi i vassoi, erano intercettate prima di esservi
disposte. Quando sono arrivati gli ospiti non ne era avanzata neppure una.
È stata la barzelletta della serata, e gli invitati alla festa si ricordano
ancora adesso, dopo tre anni , di portarsi qualche vivanda nel caso fossimo
noi le addette alla cucina in qualsiasi occasione.
In mancanza del cibo non ci restava che offrire agli invitati un'accoglienza
davvero spaventosa, degna della notte delle streghe. C'è un particolare da
spiegare: gli amici di Cristina erano per noi perfetti sconosciuti, non li
avevamo mai visti prima di allora. Prese dall'atmosfera macabra della ricorrenza
ci siamo truccate il viso con la matita nera disegnando ragni e teschi, e
ci siamo, per quanto possibile, ancora spettinate i capelli.
Dovevamo tendere agli ospiti un agguato. Ci siamo disposte per le scale e
quando è suonato il campanello, non appena Cristina ha aperto la porta, abbiamo
urlato a pieni polmoni. A me scappava talmente da ridere che l'urlo che sono
riuscita ad emettere non avrebbe spaventato neppure un bambino di tre anni.
Gli ospiti sono rimasti...........terrorizzati? No direi, piuttosto, perplessi.
Comunque, non sono andati via e per nostra fortuna (data l'improvvisa mancanza
di vettovaglie) avevano già cenato.
Giorgia in occasione di quella festa ha conosciuto Gaetano e nonostante il
trucco da strega, le urla e lo "spazzolamento " delle tartine ha fatto colpo.
Date le premesse e visto il successo della festa di Halloween, perché non
ripetersi a Capodanno?
Questa volta io e Giorgia ci siamo ripromesse che avremmo preparato cibo in
abbondanza.
La casa, sede della festa, era a Montabone, un piccolo paese nei dintorni
di Acqui situato a circa 500 metri sul livello del mare. Già dal mattino del
31 dicembre aveva iniziato a nevicare, scendevano dei grossi fiocchi bianchi
e asciutti che in pochissimo tempo si sono attaccati dappertutto. Ma quella
neve, così suggestiva, non ha potuto frenare il nostro entusiasmo.
Alle sei del pomeriggio, circondate da un atmosfera da fiaba, ci siamo inerpicate
su per la collina fino alla casetta di Montabone, dove abbiamo incominciato
ad appendere festoni e a cucinare seriamente....e senza troppi assaggi. Purtroppo
non siamo riuscite a controllare gli inviti, avendo affidato questo compito
al nostro amico Luca.
E così a un certo punto ci siamo accorte che continuava ad arrivare gente
che non conoscevamo.
"Laura, sono tuoi amici quei due?"
"No, pensavo li avessi invitati tu"
Inoltre, non erano soggetti molto tranquilli. Il resoconto della festa è stato
un vero bollettino di guerra: una radio rotta, la presa della luce divelta,
l'asse del bagno inutilizzabile, avanzi di panini sparpagliati ovunque e due
ubriachi in stato semicomatoso.
Ma la cosa peggiore è stata la neve: quando abbiamo aperto la porta per tornare
ad Acqui ci siamo resi conto che la casetta era letteralmente sepolta da un
manto di neve. Siamo rimasti bloccati per tutta la notte e la mattina per
incominciare bene l'anno nuovo ci siamo muniti di pale e abbiamo lavorato
quasi fino a mezzogiorno per liberarci da quell'incubo. Avevo i piedi talmente
congelati che pensavo mi si sarebbero staccati dalle gambe. Infatti, come
se non bastasse anche il riscaldamento aveva smesso di funzionare. Per fortuna
quella festa di Capodanno ormai è ora solo un ricordo.